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Il questionario a zigzag: Ambra Medda
Un incontro tra design e sartorialità. La curatrice ci racconta in che modo l’arte si infiltra nel suo guardaroba
 
Missoni Moments Stories

Il questionario a zigzag: Sylvie Moellhausen

“Quante volte ci è capitato di soffermarci davanti a un’opera e giudicarla incomprensibile?” Passione per l’arte e background cosmopolita, Sylvie Moellhausen per Missoni Moments

Il suo background familiare è metà della storia di Sylvie Moellhausen: tedesca, greca e francese per parte di padre, ha parenti sparsi nei due mondi e una gigantesca tribù di cugine alle quali è legatissima. Ma prima di tutto viene l’amore per l’arte, dagli studi a Londra fino agli stage presso la Gagosian Gallery e la Galleria Lia Rumma di Milano. Abbiamo deciso di giocare con questa sua passione, fotografandola in Messico e dando al suo styling un tocco inconfondibile, che gli amanti dell’arte riconosceranno all’istante.

 

 

Noi diciamo solo “Frida”. Tu di’ quello che vuoi.

 

Bellissima, intensa Frida! Una leggendaria personalità dalla potente espressione artistica, con una sconfinata passione e creatività.

 

 

L’arte in Italia è considerata un interesse di fascia alta, accessibile solo alle persone istruite, che non tutti possono capire. Da esperta e amante dell’arte, qual è la tua percezione?

Impossibile spiegarsi in poche righe; questo è il grande dilemma dell’arte contemporanea. Quante volte ci sarà capitato di soffermarci davanti a un’opera e giudicarla incomprensibile? Per quanto mi riguarda, non serve laurearsi in arte per apprezzare il lavoro di un artista o una singola opera. Basti pensare che anche in passato gli Impressionisti o i Futuristi furono etichettati come folli e incomprensibili, e oggi invece sono entrati a far parte del patrimonio artistico internazionale.

 

 

Qual è stata la prima opera d’arte che hai amato e deciso di fare tua?


Una grande tela di Jackson Pollock. La vidi per la prima volta a dodici anni, al MET di New York.

 

 

Nelle foto giochi a fare Frida, ma tu come ti vesti nella vita normale?


Classica: jeans e camicia. Prediligo sempre un look effortless, a volte aggiungendo stampe o colori particolari.

 

 

Credi in forme di vita extraterrestri?


Credo nelle energie vitali e nella realtà della percezione, che stanno al di là di ciò che vediamo e sentiamo. Credo che non finisca tutto qui, che ci sia qualcosa di più profondo. Come diceva Lavoisier, “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

 

 

 

Ogni luogo ha qualcosa di inimitabile. Cosa c’è in Messico che non c’è in nessun altro posto al mondo?


Il margarita, Mexicans do it better!

 

 

Fra i tanti posti che hai visitato nella tua vita, ce n’è stato uno in cui hai detto “Ecco, qui mi fermerei” ma non l’hai fatto perché avresti dovuto mollare tutto?


Sì, mi è capitato più volte in Brasile. Soprattutto a Rio, città che mi trasmette sempre una forte energia positiva. E poi ho sempre sognato di vivere in un paese tropicale.

 

 

Ci racconti il tuo primo Missoni?


Come tutte le prime volte… indimenticabile! Era un kaftano trovato in una delle mie gite nell’armadio di mia madre.

 

 

Quali sono le tre cose irrinunciabili per stare bene?


Tanto sport, buon cibo, e stare in compagnia è la mia formula del buon umore.

 

 

Raccontaci una storia che sai solo tu.


Agosto 2013. Burning Man, Nevada. E vissero felici e contenti!

 

 

Dove andrai da qui?


Alla ricerca della Valle Incantata!

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