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Missoni Moments Stories

Dimitri Coste

La nostra chiacchierata con il fotografo francese sulla cultura americana, il motociclismo e i suoi soggetti preferiti

Quando hai capito che volevi fare il fotografo di professione?

Mi domando se io abbia mai voluto fare il fotografo professionista. Probabilmente no, è avvenuto in maniera naturale: io volevo fare lo stuntman, poi lo scrittore. Non avevo in programma di fare il fotografo.

Qual è stata la prima foto che hai fatto, e cosa hai usato?

La prima foto che ho fatto penso fosse una Polaroid della mia sorella minore, Chloé, quando era appena nata, a un giorno. La mia prima vera foto probabilmente era un ritratto del mio amico di una vita PH Camy, usando una Nikon FM2 con una lente 50mm, quando ero adolescente.

Chi o cosa è il tuo soggetto preferito?

Gente autentica con cui sento di avere un rapporto, che sia per un ritratto o un editoriale di moda. In generale, preferisco le persone che hanno vissuto e hanno una passione di qualche genere. Ma anche tutto quello che ha a che vedere con la cultura e le sottoculture americane.

Come scegli i tuoi modelli? Cosa cerchi?

Dipende dalla natura dello shooting. Se è per una campagna, ovviamente è molto diverso rispetto ai miei progetti personali. Cerco persone vive, che abbiano un’aura, un carisma, un carattere e una personalità: a quel punto diventa molto bello ed è lì che succede la magia.

Dicci qualcosa del tuo amore per il motociclismo. Nelle tue opere si sente molto.

È vero. Sono cresciuto guardando le gare di motocross e BMX e leggendo i giornali dedicati allo skateboarding, e sono stato molto influenzato da questi sport e da quello stile di vita. Le moto sono fantastiche, sono il mezzo migliore per sentirsi liberi e vivi: può essere difficile o andare tutto liscio, ma puoi stare sicuro che su due ruote sarai là fuori, esposto agli elementi naturali, e incontrerai la gente più in gamba possibile. Si dice che le quattro ruote muovano il corpo, ma le due ruote muovono l’anima. Io ho bisogno di sentire che la mia anima è in movimento e viva.

Sembri affascinato in particolare dalla cultura biker americana. Cosa ti attira?

Sono affascinato dalla cultura americana in genere, direi, dalle persone vere, autentiche e appassionate, e se appartengono alla cultura automobilistica o motociclistica americana o britannica è ancora meglio.  Quindi non solo la cultura biker americana, mi interessa anche molto quello che è successo nella scena motociclistica del Regno Unito prima degli anni ‘70, con un occhio speciale per le moto da corsa pre-belliche.

C’è qualcuno o qualche posto o qualcosa che non hai ancora fotografato, ma ti piacerebbe farlo?

Certo, ci sono così tante pagine bianche da scrivere ancora.

Che rapporto hai con Missoni, e come ti senti quando lo indossi?

Mi sento comodo, prima di tutto, poi elegante. Non ho paura dei colori vivaci e amo la lana. Mia madre è un’appassionata di lana e una grande magliaia, e fino ai dieci anni io ho indossato solo quello che lei lavorava a maglia per me. È così che ho sviluppato il mio rapporto speciale con la lana. È molto naturale: in un capo Missoni, mi sento a casa.

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