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Chrystèle Saint Louis Augustin

Scelte di carattere e un'immagine fuori dall'ordinario: abbiamo incontrato Chrystèle Saint Louis Augustin, la modella con un mondo intero scritto nei geni

Chrystèle Saint Louis Augustin non è una modella come le altre. Occhi azzurri, pelle ambrata, capelli in stile “afro ribelle” (la definizione è sua) e un mondo intero scritto nei geni, Saint Louis Augustin è unica nel suo genere, tranne forse per il suo nomadismo perenne: “Sono tornata a Parigi da un anno dopo averne vissuti cinque in Toscana. Prima però ero a New York: New York e la Toscana sono i due luoghi che più sento come casa. Ora vi scrivo da Rio, dove sono arrivata per un progetto dopo aver traslocato dal mio appartamento a Parigi. Mi chiedi dov'è casa? Chi lo sa".

 

Francese, figlia di genitori di origini caraibiche, la varietà è stata alla base della sua vita fin da bambina: “Sono cresciuta nei dintorni e nelle periferie di Parigi. Il primo posto dove ho vissuto è Vitry sur Seine, a una strada di distanza dal quartiere cinese, molto vario dal punto di vista etnico. Quando avevo dodici anni la mia famiglia si trasferì in un paese piccolo e molto ricco, dove mi sentivo un'estranea. Mancava del tutto la varietà, e diventai molto timida".

 

La sua irrequietezza è anche la molla alla base della sua carriera di modella. Nel marzo del 1994, Saint Louis Augustin viveva a Parigi, ma la facoltà di Scienze della Comunicazione non era coinvolgente quanto si aspettava: “Volevo sfuggire alla noia ed essere protagonista della mia vita, non spettatrice. Stavo cercando una vitalità che intorno a me non vedevo. Brice Compagnon, il direttore casting di Benetton, mi presentò a Oliviero Toscani e alla mia prima agenzia, e pensai, perché no? È un inizio".

 

 

Farcela in quanto donna di etnia mista in un mondo come quello della moda dominato dai bianchi non è esattamente semplice, e Saint Louis Augustin ha dovuto fare i conti con la percezione che aveva di se stessa sia nel contesto sociale che sulle passerelle.

 

"Il termine nero in generale descrive le persone di origine africana. Ha sostituito negro, che è considerato razzista, ma c'è davvero differenza? Nella migliore delle ipotesi è una sciatteria linguistica che incastra le persone nel colore della pelle, con tutti i pregiudizi che questo comporta e la confusione che si genera quando qualcuno non rispetta i cliché. Io preferisco riferirmi all'origine geografica: africano, afro-americano, afropeo, aborigeno, indonesiano e via dicendo. Ogni cultura ha i suoi neri, cioè chiunque sia più scuro del tono di carnagione più chiaro a disposizione. Dire "sono nero" ha ancora un valore politico: James Brown cantava "Say it loud! I'm black and I'm proud" nell'America della segregazione razziale. Leopold Sedar Senghor coniò il termine "negritudine". Un'acconciatura afro in Brasile si chiama Black Power".

 

Il nitore della sua visione si allarga, ovviamente, anche alla sua percezione del mondo della moda: "L'industria della moda – così come il resto della società – ha bisogno di volti nuovi provenienti da culture diverse, a tutti i livelli, da quello commerciale a quello creativo. Questo è il motivo per cui sto lavorando a progetti che attraverso l'arte sfidano i nostri pregiudizi sulla razza, la bellezza e il talento. Sono anche ambasciatrice di Folorunsho, un progetto sociale sostenibile che mira a trasformare le vite dei ragazzi di strada in Sierra Leone attraverso la moda e il lavoro creativo".

 

Lavorare nel mondo della moda l'ha aiutata ad accettare e valorizzare il suo aspetto. "Il fatto che la mia diversità fosse un tratto desiderabile me l'ha fatta vedere come un vantaggio. È ancora difficile essere qualcuno a cui non è facile assegnare un'etichetta razziale, e forse questo è davvero il mio asso nella manica. Essere una donna di carattere e non un cliché di marketing".

Il suo stile personale dipende in parte dal fatto di essere una donna che lavora a Parigi: "Cerco la comodità, la facilità di movimento, l'eleganza semplice, la raffinatezza, la leggerezza. Niente di forzato. Mi piace tenermi sul semplice perché non ho mai tempo di andare a fare shopping, ma amo i colori, e faccio collezione di scampoli di tessuto che trovo in Giappone, provenienti dall'Africa, dall'Indonesia o dall'India. Li uso come copricapo o li indosso come sciarpe per aggiungere un dettaglio di colore ai miei vestiti di tutti i giorni. Ho dei kimono che indosso come abiti o giacche. Cerco sempre di inserire un dettaglio che mi aiuti a rendere più interessante un look casual. Poi d'estate c'è l'esplosione di colori e di abiti morbidi, dai pantaloni ai vestiti. E anche cappelli, quando ne trovo che vadano bene! La cosa che mi piace di più, però, è fare shopping negli armadi delle mie amiche più cool. È molto più facile".

 

 

 

 

Il suo primo contatto con Missoni è arrivato attraverso un designer industriale con cui usciva, che amava molto lo stile italiano. “I primi capi che ho comprato erano un costume da bagno di maglia, un vestito lungo sempre di maglia con motivi a zigzag e pantaloni lunghi a vita alta, a zigzag anche quelli. Mi rivedo molto nello stile dei Missoni, nell'amore che hanno per il colore, per la leggerezza, i motivi geometrici e la maglieria. Eleganza come stile. Famiglia come valore. Creatività come lavoro. Qualità come obiettivo. Il lusso di lavorare in un posto ideale per passarci il fine settimana, e trascorrere il fine settimana in città. Sono tutte cose che capisco e apprezzo".

 

Per quanto riguarda i suoi capi Missoni preferiti, ha un piccolo rimpianto: “Sono ancora innamorata dello zigzag vintage: ho fatto l'errore di vendere i miei vestiti vintage l'anno scorso, e mi piacerebbe averli ancora. Per l'inverno prenderei il vestito lungo con le spalline e lo scollo a V, da indossare con gli stivali da cowboy. Per l'estate sceglierei due look realizzati con il tessuto a strisce rosa, arancioni, melanzana e nere. Ma penso che inizierò con uno dei vestiti colorati Mare Inverno, perché vorrei andare a trovare mia nonna e le mie prozie in Martinica, quest'inverno. Zia Ginette ha appena compiuto 99 anni, ed è uno spasso”.

 

 

Photographer: Pascal Loperena
Styling: Lydia Lobe
Assistant styling: Farah Bendjeddou
Make up: Dalila Daikha
Hair: Alimatou Coulibaly

Accessories: Philippe Ferrandis, Sobral, Marc Le Bihan, Dominique Denaive.