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Zazie Gnecchi Ruscone

"Per me la primavera comincia quando fiorisce la mimosa che vedo dalla finestra del mio studio"

Zazie Gnecchi Ruscone è la ragazza dei colori. La giovanissima artigiana (è lei stessa a tenere alla definizione) e interior designer romana crea oggetti di décor e arredamento dai pattern vivacissimi e geometrie imprevedibili: l’abbiamo sottoposta al nostro Questionario a ZigZag per farci raccontare un po’ di lei e del suo metodo di lavoro.

 

 

Hai detto che non ti senti artista, ma artigiana. Posto che ogni artigiano è un po’ artista ma non tutti gli artisti sono artigiani, quando e come hai scelto di autodefinirti così?

 

Mi sono definita così da subito, perché il mio scopo non è creare solo qualcosa di bello ma anche di utile, che abbia una sua funzione nella vita di tutti i giorni, anche se spesso puramente decorativa. Non mi sento diversa da molti artigiani che vedo lavorare in silenzio nelle loro botteghe, che creano usando le loro mani, senza intermediari. Mi sento invece diversa da alcuni artisti che confondono la bellezza con la provocazione, la fierezza con la presunzione, una buona idea con la genialità.

 

 

Ci sono abbinamenti di colori che proprio non sopporti?

 

Non ci sono abbinamenti di colori che non sopporto, dato che ogni colore può avere mille varianti: un giallo per esempio può essere senape, oro, canarino, uovo. La natura ci insegna che non ci sono abbinamenti “sbagliati”, e che non bisogna avere pregiudizi in materia. Non amo i colori “finti” come i colori fluo, quello sicuramente.

 

 

Quali sono le tue fonti d’ispirazione fondamentali?

 

Diciamo che non c’è cosa che non mi ispiri in una maniera o in un altra: a volte l’ispirazione può essere del tutto inconscia. Certe forme o immagini rimangono nella mente e escono al momento in cui meno te l’aspetti. La natura comunque è per me la più grande e imprevedibile fonte di ispirazione.

 

 

Qual è il tuo superpotere?

 

La spontaneità.

 

 

Cosa ti attira in un abito al punto di fartelo comprare?

 

Il taglio, come cade indosso, e la qualità del tessuto.

 

 

Ci racconti il tuo metodo di lavoro, se ne hai uno?

 

Il mio metodo è molto semplice e gli strumenti sono un tessuto, le mie mani, due o tre pennelli, sempre gli stessi da anni, e delle boccette di colori primari per stoffa… il resto è un segreto.

 

 

C’è mai stato qualcosa che avresti voluto creare, che avevi tutto in testa e non è riuscito come volevi?

 

Ci sono moltissime cose che voglio ancora realizzare, ma essendo ancora giovane penso che con l’entusiasmo e la determinazione non ci sia niente di veramente impossibile da realizzare. A volte non bisogna fissarsi su delle cose che non ci riescono al primo colpo. Senza accanirsi, ma provando e riprovando magari a distanza di tempo, a un certo punto quando si è pronti tutto riesce.

 

 

E una casa che tu avevi in mente in un modo e il tuo cliente in un altro e non siete riusciti a mettervi d’accordo?

 

Di solito le persone vengono da me appunto perché lavorando a mano e su richiesta posso creare dei disegni ad hoc e quindi rispondere a (quasi) tutte le richieste più esigenti. Sicuramente bisogna adattarsi all’idea che la persona si è fatta della propria casa, essendo il più possibile disponibili all’ascolto ed elastici; spesso, però, capita anche che persone vengano da me con un’idea e ne escano con un’altra. Se poi mi si chiede qualcosa che si oppone al mio concetto di bellezza o che non reputo adatto, di solito mi prendo il rischio di dirlo.

 

 

Quand’è che per te diventa ufficialmente primavera?

 

Per me la primavera comincia quando fiorisce la mimosa che vedo dalla finestra del mio studio.

 

 

Ci racconti la tua prima volta con Missoni?

 

Ero in montagna, in un rifugio, e mi si era rovesciato addosso del vin brulé. Un mio amico mi ha prestato un vecchio golf in più che aveva nello zaino: era molto bello, delle prime collezioni di Missoni. Ce l’ho ancora.

 

 

Qual è la regola di stile che hai trovato essere sempre valida nel corso degli anni e a prescindere dalle mode?

 

Forse evitare di seguirle le mode, vestirsi con personalità, ma la propria.

 

 

Molte persone che lavorano nel campo della moda e dello stile preferiscono trasferirsi a Milano, ma tu vivi e lavori a Roma. Che cosa trovi nella Capitale che non hai trovato altrove?

 

Non posso dire di lavorare esattamente in un mondo piuttosto che in un altro, quello della moda o dell’arredamento.
Mi diverte inventare i disegni e non pensare inizialmente a nessuno scopo preciso: questo mi permette di lasciare libero sfogo all’immaginazione, solo in seguito li rielaboro per adattarli all’oggetto. Per quel che riguarda la moda, collaboro con persone che stimo e con le quali “ci scegliamo”, quindi in realtà potrei vivere ovunque. Per me è soprattutto fondamentale riuscire a trovare ispirazione e lavorare con i miei ritmi. Sono totalmente meteoropatica, quindi per me la luce conta moltissimo e a Roma il cielo è spesso limpido, con colori che passano dall’azzurro al viola, al rosa e al giallo nell’arco di qualche ora. Dopo esserci nata e averla lasciata per qualche anno, ho scelto Roma perché è anche la città dove ho la fortuna di avere un bellissimo studio, unico, in un giardino nel cuore di Trastevere. Da Roma amo partire quanto tornare, ogni volta con la stessa intensità: penso sia una strana sensazione che non tutte le città ti offrono.

 

 

Qual è il tuo posto dell’anima?

 

La mia casa in campagna, dove sono sempre in pace e il mare, qualunque esso sia.

 

 

Ultimo libro che hai letto e ti è piaciuto?

L’arte della gioia, di Goliarda Sapienza.

 

 

Chi è la tua eroina?

 

Mia nonna, perché era una donna coraggiosa, elegante e con un bel temperamento. Forte ma con grazia.

 

 

 

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