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Lo spazio secondo Fanny

L’architetta Fanny Bauer Grung dello studio Quincoces-dragò & partners è l’astro nascente da tenere d’occhio al Salone del Mobile di quest’anno

Entrare nel classico appartamento milanese è sempre una gioia. Oltre la portineria, l’antica corte e l’onnipresente serie di porte a doppia anta si fanno spesso scoperte spettacolari. Soffitti altissimi, pavimenti dai disegni intricati e planimetrie deliziose anche se non del tutto comprensibili sono tutti segni distintivi dei gioielli residenziali di Milano.

Che sensazione dà, invece, l’ingresso nell’appartamento milanese di una delle coppie di designer più in voga al momento? Oltre a un arredamento meraviglioso fatto di mobili vintage e pezzi di design, un miscuglio di oggetti curiosi raccolti in tutto il mondo e, ovviamente, gli obbligatori soffitti alti, ci si può trovare Fanny Bauer Grung, pronta ad accoglierti con un sorriso nonostante sia afflitta da un jet-lag conquistato con il duro lavoro.

Questa non è l’ultima volta che sentirete parlare di Fanny Bauer Grung. This will not be the last time you hear about Fanny Bauer Grung. La chiacchieratissima architetta è pronta a fare del 2017 l’anno del suo trionfo. Nel giro del design milanese è già nota per il suo lavoro con lo studio di architettura Quincoces-dragò & partners, che gestisce con il suo compagno di vita e di lavoro, lo spagnolo David Lopes Quincoces. Lo studio ha fatto parlare di sé per per le sue ristrutturazioni sobrie e calligrafiche, interni ricchi di pezzi di design ricercati con immensa cura, palette di colori morbidi e materiali ricchi. “Ci descrivono come minimalisti” dice Grung del suo stile di design. “Ma non lo siamo. Usiamo un sacco di pezzi vintage pieni di calore.”

“Sono arrivata tardi la scorsa notte da New York,” ammette l’architetta e designer norvegese – nata a Parigi, cresciuta a Roma, istruita a Londra e in Portogallo e che ora vive a Milano – che è abituata al nomadismo. “Va tutto bene,” scherza “il flash della macchina fotografica mi sta svegliando.” Quando arriviamo, Grung è vestita con la divisa dell’architetto: pantaloni neri, maglione nero e serissimi occhiali dalla montatura scura, ma quando rientra dopo avere indossato il primo look della sessione fotografica di oggi la tenuta monocromatica è solo un ricordo. Fra la chioma bionda naturale lunga fino alla vita e una statura flessuosa che non sarebbe fuori posto su una passerella, la designer scandinava è del tutto a suo agio nel leggero abito lungo Missoni che ha scelto.

In questo preciso momento, Grung sta finalmente per gettarsi nel lancio di una serie di progetti attesissimi in tutto il mondo. Il primo è una galleria e concept space battezzata Six – che è presente come anticipazione al Salone, ma aprirà a giugno – che comprende un bistro e un fioraio collegati al suo ufficio di via Scaldasole. “La galleria è sempre stato un mio sogno,” dice Grung dell’apertura imminente, “poter avere il mio piccolo mondo e la mia visione artistica tutta in un solo spazio e poterlo cambiare quando voglio. È una cosa enorme.” Il secondo progetto è una linea di arredamento che ha in programma di distribuire nel 2018. Entrambi i progetti sono stati avviati nei ritagli di tempo che le rimangono fra i suoi impegni come designer, che al momento comprendono una serie di caffè a New York e Miami (ecco spiegato il jet lag) e un club esclusivo in Toscana.

Se si è abbastanza fortunati da rimediare un invito, non c’è posto migliore per osservare l’estetica sua e del suo partner David al massimo della sua espressione nella loro casa perfetta a pochi passi dal Castello Sforzesco. Grung descrive lo spazio come “una collaborazione fra tutte le persone creative che conosciamo.” Il che è una vera fortuna, perché fra questi creativi ci sono il designer di mobili Pietro Russo, la cui immensa libreria di ferro ha il posto d’onore in soggiorno, e Piero Lissoni (Grung e il suo partner si sono conosciuti lavorando per lui), che ha costruito il loro tavolo da pranzo. La casa è un incrocio fra il giornale di design e il diario, con pezzi classici accostati a oggetti più personali, come i dipinti della madre di David. “Il design è stato un processo naturale,” spiega Grung a proposito del delicato eclettismo dello spazio. “C’è una storia dietro ogni cosa.”

L’anteprima di Six Gallert apre al pubblico dal 7 al 9 aprile in via Scaldasole 7.

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