LAST MOMENTS
onde di maglia
Un arazzo rivisitato
Uno sguardo ravvicinato alla lunga storia d’amore di Missoni con il mare

 
Telo Mare
In spiaggia e in barca il telo inconfondibile ha toni eleganti con motivo iconico zigzag.
 
Missoni Moments Stories

Il Questionario a Zigzag: Karl Edwin Guerre

Uno studio sullo stile: Kard Edwin Guerre mostra la sua classe nel nostro questionario a zigzag

Karl Edwin Guerre è un maestro di stile: fotografo di street style dal 2008 e uomo dal grande senso della moda, questo newyorkese di Brooklyn è tanto bravo davanti alla macchina fotografica quanto lo è dietro. Lo abbiamo sottoposto al nostro Questionario a ZigZag, e questo è il risultato.

 

 

Dove sei ora? Nel senso di proprio nel momento in cui ci rispondi?
Sono a Brooklyn, New York, seduto al tavolo della cucina dove ultimamente lavoro per la maggior parte del tempo.

 

 

Chi è l’ultima persona che hai fotografato e quando? Che cos’aveva di speciale?


L’ultima persona che ho fotografato è il designer di moda maschile newyorkese Devon Scott, circa due giorni fa. Mi piacciono le sue creazioni, sono prodotti di buon taglio e alta qualità, come quelli dei designer italiani tradizionali, e allo stesso tempo hanno quel sapore inconfondibile di New York.

 

 

Stile personale: è una questione d’istinto o di formazione?


Sia l’istinto che la formazione giocano un ruolo nella creazione di uno stile personale, ma è l’istinto la componente decisiva. Oggi tutti possono avere accesso a qualsiasi tipo di informazione, ma non tutti quelli che studiano lo stile sviluppano uno stile personale. Quelli che ne hanno uno sembrano essere fedeli a se stessi, il che implica anche una conoscenza di sé.

 

 

Come scegli le persone che vuoi fotografare?


In generale, preferisco fotografare persone che sono naturalmente cool. Il che ci riporta alla domanda precedente: mi piace fotografare le persone che sono fedeli a se stesse e si conoscono bene. Ho sempre avuto la passione dei dettagli, penso che dicano più di mille parole.

 

 

Qual è il primo colore che ti ricordi, e perché?


Il verde – è il primo e unico colore preferito di mia sorella maggiore. Quando ero bambino ho scelto un colore preferito perché lei ne aveva uno, e da allora è cambiato almeno tre volte.

 

 

Qual è il tuo rapporto con Missoni?


A questo punto, il rapporto che ho con Missoni è quello di una persona che apprezza la qualità e la storia dietro il marchio. Come artista riconosco anche la sua creatività e visione. Ho sempre amato la maglieria italiana, e credo che Missoni realizzi un prodotto moderno che riesce sempre a mantenere un sapore classico. Un ottimo esempio sono proprio i suoi motivi, che sono cool ma rimangono senza tempo.

 

 

 

Dal punti di vista dello stile, c’è un’epoca che ti attira più delle altre?


Posso dire senza dubbio che non esiste una sola epoca che mi attiri più di un’altra. Ci sono alcuni elementi in almeno cinque epoche diverse che fanno sentire la loro voce nel mio stile, come i cappelli dell’era Proibizionista (1920-1930) o la maglieria degli anni ’60.

 

 

I cappelli ti piacciono moltissimo. Quanti ne hai? Ce n’è uno che ti piace più degli altri, o uno al quale hai dovuto rinunciare e che ti manca?


Avevo almeno trenta o quaranta cappelli, ma ora ho ridotto la collezione ai miei quindici preferiti. Negli ultimi due anni mi sono impegnato a tenere solo i capi che pensavo mi dovessero durare tutta la vita. Ci sono due cappelli di cui sento la mancanza, tutti e due di paglia. Uno era troppo piccolo e l’ho passato a mio nipote; dell’altro si è impossessata la mia bimba di tre anni. Mi dispiace non averlo più in testa, ma mi piace molto di più vederlo sulla sua (da allora, come qualsiasi treenne, l’ha distrutto).

 

 

Hai un motivo preferito?


No, non ne ho uno, per me è sempre una questione di umore. Una stagione potrei indossare solo seersucker e madras per una stagione, e quella dopo mettermi qualcosa di completamente diverso.

 

 

Molte persone faticano a scegliere un percorso di vita. Come si fa a trovare la propria vocazione?


Sono sempre stato un tipo artistico. Avevo un’etichetta discografica, mi sono autopubblicato due libri e diretto un film da 55 minuti. La mia vocazione è semplicemente quella di creare e condividere. Credo che per quanto mi riguarda la cosa principale sia sapere quando è ora di cambiare. Non ho paura delle cose sconosciute: se la vita mi spinge in una direzione, la seguo finché mi permette di esprimermi dal punto di vista artistico. Non sono un fotografo, sono un uomo che ha scelto di esprimersi con la fotografia, almeno per ora.

 

 

 

Qual è il tuo posto preferito al mondo?


Haiti. Sono stato in molti posti del mondo, ma Haiti è l’unico in cui trovo un equilibrio, e questo mi tiene centrato.

 

 

 

Cosa ti piace di più, fotografare o essere fotografato?


Senza alcun dubbio preferisco essere quello che fa le fotografie, piuttosto che quello che viene fotografato. Credo di avere la possibilità di immortalare gli elementi base dello stile, e anche se so di poterli mostrare attraverso il mio stile personale (facendomi fotografare), credo di poter dare un contributo maggiore documentando lo stile da prospettive diverse.

 

 

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