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Due mostre sull’arte tessile

L'arte applicata al tessile in mostra a Parigi e a Torino

Nato a Parigi all’indomani della seconda guerra mondiale, negli anni Sessanta e Settanta Marc Camille Chaimowicz esordisce sulla scena londinese creando installazioni ambientali animate dall’elemento performativo, la cui prorompente palette di colori spicca in un paesaggio artistico prevalentemente monocromatico. Anni dopo, in coincidenza con la nascita del Postmodern con cui condivide la ricerca sul pattern e la decorazione, pubblica un libro intitolato “12 Décors Textile”, confermando una fascinazione che – nella forma sinuosa di tessuti, tappezzerie e tappeti – attraverserà tutta la sua carriera.

 

 

Inaugurata lo scorso ottobre al Musée d’Art moderne de la Ville de Paris, la mostra dal titolo “Decorum”, di cui Chaimowicz è curatore, attraversa come un fuso la storia dell’arte del Novecento raccogliendo i casi più interessanti di uso del medium tessile, da Picasso a Le Corbusier, da Alighiero Boetti a Nathalie Du Pasquier, fino a giovani contemporanei come Alexandre da Cunha e Marius Engh, con l’obiettivo di smentire una nozione gerarchica delle forme artistiche che vede il tessile confinato al rango delle arti applicate.

 

 

“Al tempo dell’immagine digitale, scegliere il tessuto come materiale e antiche tecniche per lavorarlo diviene il primo gesto significante”: così recita il comunicato stampa di un’altra mostra sul tema attualmente in corso a Torino presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, “Soft Pictures” a cura di Irene Calderoni. Proponendo una lista di artisti più smaccatamente contemporanea, da Mike Kelley a Enrico David, da Francesco Vezzoli a Goshka Macuga, da Adele Roeder a Slavs & Tatars, la mostra mette al centro l’idea di immagine, la complessa relazione con la dimensione pittorica, il diktat modernista di medium specificity…

 

 

Per proseguire su queste e altre riflessioni, vale la pena di leggere questa intervista del 1968 con Anni Albers, il cui lavoro è presente in entrambe le mostre e il cui pensiero è ben sintetizzato dalla seguente affermazione: “Essere creativi non ha tanto a che fare con il desiderio di fare qualcosa, quanto con il saper ascoltare la dettatura dei materiali”.